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Per raccontare la storia del volontariato pompieristico in Trentino ci vorrebbe un sito web intero, quindi ci soffermeremo sulle origini e un accenno di storia del corpo di Caldonazzo. Nel 1884 nasce la "Commissione per lo spegnimento degli incendi" composta da 10 persone, già nel 1870 la nostra comunità era dotata di un' organizzazione minima antincendio. Le ragioni di questo erano la natura delle case (tetti in legno con soffitte piene di fieno) e la legge Asburgica del 1881 che prevedeva che ogni comune incaricasse determinate persone per lo spegnimento degli incendi (per evitare disordini). Già agli inizi del '900 troviamo documentazioni che testimoniano che i compiti dei pompieri stanno aumentando: alla tradizionale vigilanza sugli incendi si aggiungono interventi in occasione di altre calamità pubbliche: inondazioni (torrente Centa), vigilanza in periodi di epidemie, guardia al teatro durante le rappresentazioni, custodia a pazzi pericolosi, servizio di guardia notturna in caso di gran vento, ecc… In contemporanea aumentano anche le attrezzature. Non si dispone di inventari ma sappiamo che a inizio secolo i pompieri di Caldonazzo possedevano 2 pompe a mano e un carretto per il trasporto, di una colonna idrante, di scale, sacchi di tela, lanterne e tutta l'attrezzatura minore necessaria. Nel 1913 si dotarono di attrezzatura piuttosto onerosa: una seconda colonna idrante, 500 metri di tubo di tela e due lance automatiche Rosenbauer di nuova concezione con le quali il pompiere poteva cambiare il getto senza spegnere l'acqua della mandata. Nell'inventario del 1915 troviamo, oltre alle attrezzature già citate, 22 uniformi di gala, 22 uniformi da lavoro e i relativi accessori, 2 trombe, 22 accette e 12 picconi, 40 secchi di tela per l'acqua, 6 arpioni ("langheri"), 8 lampade a vento e 10 lanterne, 5 scale di vario tipo e altro materiale minore. Nel 1918 si lavora per rimettere in piedi il Corpo che la guerra ha distrutto, più della metà dei nuovi vigili era già presente nel 1913. L'organico è di 21 persone. Il problema maggiore oltre alla ricostruzione del paese e del magazzino è il reperimento delle attrezzature andate perdute. Un nuovo compito dei Pompieri è la vigilanza attorno ai depositi degli esplosivi abbandonati dagli austriaci. Il passaggio dall'Impero Austro-Ungarico al Regno d'Italia non modifica l'organizzazione e il modo di operare dei nostri pompieri. Solo in seguito, con l'emergere del movimento fascista, si creano lacerazioni anche all'interno del corpo e l'atmosfera politica si fa pesante. Nel 1930 viene riformato l'organico, i pompieri vengono costretti a sfilare nelle processioni accanto alla milizia e la loro autonomia gestionale viene meno. Ciò nonostante fascismo o no gli incendi erano incendi e i pompieri dovevano accorrere in caso di necessità e svolgere le operazioni tradizionalmente affidate a loro: pulizia acquedotti, servizio di vigilanza alle corse a cavallo, bicicletta, motocicletta, annaffiatura strade, ecc… Durante la seconda guerra mondiale 7 pompieri vengono chiamati al servizio militare, i rimanenti sono impegnati in incendi boschivi, incendi abitazione, spegnimenti di camini e dalla fine del 1944 a arginare i danni provocati dalle incursioni aeree alleate. Nell'aprile del '45 li troviamo impegnati nella sorveglianza delle truppe tedesche in partenza. Dopo il referendum si torna alla normalità dei tempi di pace. La guerra aveva lasciato poveri anche i pompieri, si ripresenta il problema della penuria di materiali e denaro. Vengono organizzati balli, il Comune e altri enti concedono un po' di materiali (stoffa per le divise, lotti di legname) tra i quali anche dei tubi di acquedotto abbandonati dai tedeschi. Questi tubi vengono trasportati a Civezzano e, con il ricavato dalla vendita, viene acquistata dai pompieri di Pergine Valsugana un'autocarretta, è l'autunno del 1946. Un' altra dotazione importante è la motopompa Klein abbandonata dai tedeschi in ritirata. L'autocarretta (tuttora chiamata "caréta") è il primo mezzo a motore a far parte del parco macchine ed è tuttora funzionante anche se non più utilizzata. E' di marca OM, costruita durante il fascismo per le campagne africane è dotata di quattro ruote sterzanti in gomma piena. Anch'essa è un mezzo abbandonato dopo la ritirata dai tedeschi ed è stata adattata a scopi pompieristici, dotata di una pompa collegata all'albero motore entra subito in servizio e copre non solo i vari incendi ma anche le diverse esigenze di un epoca dove la motorizzazione di massa non era ancora iniziata: traino dello spartineve, trasporto medico, ecc… Oggi la "carèta" è in un magazzino, ma non ha smesso di lavorare, viene utilizzata per manovre dimostrative in tutto il trentino e per tradizione trasporta in Chiesa le promesse spose dei pompieri. Viene amorevolmente curata e lucidata e tra poco verrà affiancata da un altro mezzo d'epoca la Campagnola R69. |
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Storia |


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I Pompieri di Caldonazzo agli inizi del '900. |

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Foto della seconda metà degli anni Trenta. |

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Manovra con scale eseguita alla fine degli anni '40 |
